Disturbo alimentare, disturbo dell’anima

Disturbo alimentare, disturbo dell’anima

Disturbo Alimentare, cos’è?

Il DSM è il Manuale più utilizzato nel mondo della sanità per fare diagnosi di questo disturbo come di tutti i disturbi psichiatrici. Ma io vorrei parlarvene da un altro punto di vista: quello emotivo affettivo.

Emozioni

Le persone che soffrono di questa patologia vivono una vita molto difficile e faticosa. Il carico fisico ed emotivo che si portano ogni giorno sulle spalle è enorme. Ho lavorato per 13 anni nel reparto di riabilitazione psichiatrica dei disturbi alimentari e oltre alle terapie, agli interventi psicoeducativi, comportamentali e arteterapeutici messi in atto, ho sentito e vissuto molti dei loro momenti di sconforto, di cadute nel vuoto, di desiderio di abbandonare ogni tentativo di reazione a questo grande mostro che è l’anoressia, la bulimia o il disturbo dell’alimentazione incontrollata.

Vuoto o pieno?

Che tu non riesca a smettere di mangiare, che tu non riesca a interrompere l’attività fisica o il vomito, che tu non riesca a nutrirti nemmeno con una fetta in più di mela, il comun denominatore a tutte queste “etichette” diagnostiche è il bisogno di riempire e svuotare compulsivamente un vuoto che non è mai soddisfatto. Non è mai abbastanza vuoto o sufficientemente pieno. E perché queste fragili creature ne hanno così fortemente bisogno?

Il bisogno

immagine di un disegno prodotto nel percorso di arteterapia di una signora con disturbo alimentare

Le ipotesi eziologiche sono molte e multifattoriali ma, ancora pensando alla mia esperienza, posso sostenere che tante di loro sono state profondamente ferite dalla vita, cercano nel controllo del cibo di compensare un controllo che non riescono ad avere sull’ambiente esterno.

Tentano di” sentirsi” vive nel gesto autolesionistico che provoca dolore e piacere allo stesso tempo. Provano a far tacere voci e gesti del passato che hanno segnato indelebilmente il loro corpo e la loro anima.

Urlano a gran voce silenziosamente il loro bisogno di essere accettate, ma esse stesse non riescono a relazionarsi al mondo in maniera autentica per la paura di non piacere.

Persone capaci di vedere pochi colori o cupi o chiari, senza sfumature, solo estremi: vuoto/pieno, tutto/nulla, odio/amore.

C’è speranza!

C’è una via percorribile per affrontare tutto ciò, ed è quella di affidarsi alle cure di professionisti competenti che lavorano in squadra osservando la fragilità del rapporto col cibo da un punto di vista psicoterapico, nutrizionale e comportamentale.

In Spazio Ares trovi il tuo possibile percorso di cura, creato su misura per te e per le tue esigenze.

“Chi ben comincia è già a metà dell’opera”

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